” Sono giovane, relativamente parlando. Trentasei anni. Ma al risveglio me ne sento novantasei. Dopo trent’anni di scatti, di balzi e atterraggi sul duro, il mio corpo non sembra più il mio, soprattutto la mattina. Di conseguenza, neanche la mia mente sembra la mia. Quando apro gli occhi sono un estraneo a me stesso e benchè nemmeno questa sia una novità, la mattina la sensazione è più forte. Ripasso rapidamente i fatti essenziali. Mi chiamo Andre Agassi. Mia moglie si chiama Stefanie Graf. Abbiamo due figli, un maschio e una femmina, di cinque e tre anni. Viviamo a Las Vegas, Nevada, ma attualmente abitiamo in una suite del Four Seasons Hotel di New York, perchè sto patecipando agli US Open del 2006. I miei ultimi US Open….”
Si apre così l’autobiografia di Andre Agassi, un bel libro che mi sto sciroppando una pagina dopo l’altra con la stessa velocità usata dal campione fra un servizio e l’altro. Una personale open letter sulle contraddizioni della vita di un atleta predestinato fin da piccolo a diventare il numero uno di uno sport, che come definisce l’autore ” …in cui parli da solo…Nella foga di un incontro, i tennisti sembrano dei pazzi per la strada, che farneticano, imprecano e dibattono accesamente con il proprio alter-ego.”
Sarà perchè avendo la stessa età di Andre e da ragazzino lo emulavo sui campi della provincia durante i miei primi tornei, sarà perchè il tennis è una di quelle cose che ho sempre amato e non smettero mai di amare e praticare, ma questo libro spacca davvero.
(credits to Cidindon for the gift)

